Il DURC di congruità (dal 1 novembre 2021)

Il DURC di congruità (dal 1 novembre 2021)

Il DURC di congruità

Uno dei problemi che assillano da anni il legislatore è quello del lavoro irregolare negli appalti pubblici. In particolare, come fare per evitare che gli aggiudicatari scarichino sui loro dipendenti il costo dei ribassi offerti per aggiudicarsi l’appalto.

Capita di frequente infatti che le imprese assoggettino a ribasso anche i costi per la manodopera, offrendo prezzi inferiori ai minimi tabellari. Una volta ottenuta la commessa, poi, assumono personale in nero (in tutto o in parte) per rientrare nei costi.

Per scoraggiare questa pratica in un primo tempo il legislatore aveva escluso i costi della manodopera da quelli assoggettabili a ribasso, assimilandoli a quelli per la sicurezza. Poi ha provato a determinare il costo del personale in base ai minimi salariali previsti dalla contrattazione collettiva. Poi ha legato i ribassi sul personale all’anomalia dell’offerta, assoggettandoli a una valutazione di congruità da parte della stazione appaltante. In tutti i casi ci sono state grandi difficoltà pratiche per tutti gli operatori.

Da ultimo, ha introdotto un meccanismo di controllo ex post, il “DURC di congruità”.

In cosa consiste il DURC di congruità

La nuova verifica di congruità è finalizzata a stabilire se nel singolo appalto la manodopera (regolarmente assunta) impiegata dall’appaltatore sul cantiere è adeguata al lavoro da eseguire. Se non lo è, probabilmente c’è forza lavoro assunta in nero. Questo controllo è innovativo poiché non si limita al solo aspetto formale ma guarda a indici sostanziali sia quantitativi (il numero di operai e ore lavorate) che qualitativi (il contratto di lavoro ad essi applicato) che legati alla tipologia di lavoro svolto.

In pratica, alla fine dell’appalto si deve controllare se l’appaltatore ha assunto un numero di lavoratori coerente in numero e livello retributivo con la dimensione dell’opera realizzata. Se ciò non è avvenuto, si presume che sia stata utilizzata manodopera in nero e l’appaltatore dovrà fornire spiegazioni.

Come fanno a valutare se il numero di lavoratori è congruo? In base alla tabella allegata all’Accordo Collettivo del settore edile del 10 settembre 2020, che riporta le percentuali presuntive di congruità a seconda della categoria di lavoro.

In quali casi avviene questa verifica

Il decreto 143-2021, emanato ai sensi dell’articolo 8, comma 10-bis, D.L. 76/2020 ha chiarito come si svolgerà in concreto questo controllo.

Anche se la legge istitutiva ne prevedeva l’applicazione sia ai servizi e forniture che ai lavori edili, il decreto ha stabilito che almeno per la prima fase si applicherà solo ai lavori edili di qualunque importo, realizzati mediante appalti pubblici (e in quelli privati sopra i 70.000 euro, ma non ci interessa).

Si definisce “edile”:

  • quanto riportato nell’allegato X, D.Lgs. 81/2008, che elenca i lavori edili o di ingegneria civile svolti in un cantiere temporaneo o mobile;
  • l’impresa per la quale trova applicazione la contrattazione collettiva edile, nazionale e territoriale, stipulata dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale

Quando va chiesto questo DURC? Premesso che la nuova norma si applica ai soli cantieri avviati dopo il 1 novembre 2021, per i lavori pubblici la congruità dell’incidenza della manodopera deve essere richiesta dal committente o dall’impresa affidataria in occasione della presentazione dell’ultimo stato di avanzamento dei lavori da parte dell’impresa, prima di procedere al pagamento del saldo finale.

La congruità è riferibile al singolo cantiere e solo all’impresa principale affidataria; fanno eccezione i cantieri per la ricostruzione nel cratere del sisma 2016, in cui la verifica di congruità viene effettuata per singola impresa.

Come si ottiene il DURC di congruità?

Visto cos’è il DURC di congruità, vediamo come si ottiene: se la richiesta deve avvenire da parte del committente, l’impresa affidataria deve comunicare alla stazione appaltante il “codice univoco di congruità” del cantiere e il “codice di autorizzazione” riferiti al cantiere. Se l’impresa non li comunica, vanno chiesti direttamente alla Cassa Edile.

Una volta ottenuti questi codici, vanno inseriti in questa maschera a questo link    Bisogna quindi compilare tutta una serie di campi relativi al cantiere, dati che si spera abbia già compilato l’impresa. In tal caso restano da inserire solo i nostri dati e soprattutto verificare se sono corretti gli importi lavori che ha inserito l’impresa in questo punto qui:

DURC di congruità cos'èe nel caso correggerli se sono errati. Fatto tutto, riceveremo prima una PEC di conferma della ricezione della richiesta, quindi la PEC con l’attestazione vera e propria quando sarà pronta, comunque entro 10 giorni se tutto va bene.

Se invece l’attestazione è richiesta direttamente dall’impresa (come penso avverrà nella quasi totalità dei casi), per le stazioni appaltanti è stato predisposto un servizio di verifica dell’autenticità del documento consegnato, a questo indirizzo

verifica DURC di congruità

che come vedete presenta una maschera semplicissima. Suggerisco di verificare tutte le attestazioni ricevute.

Che succede se l’impresa non è in regola?

Se l’impresa non è in regola, scatta una presunzione di irregolarità. La Cassa Edile inviterà l’impresa a regolarizzare la sua posizione entro 15 giorni (versando alla Cassa l’importo corrispondente alla “differenza di costo del lavoro” necessaria a raggiungere la percentuale stabilita per la congruità), altrimenti sarà inserita nell’elenco delle imprese non regolari.

Se l’impresa non si regolarizza la conseguenza è quindi che il DURC (quello “normale” a cui siamo abituati da anni) sarà emesso attestante la non regolarità, e partirà l’intervento sostitutivo che ben conosciamo. Se lo scostamento è inferiore al 5% della percentuale di incidenza della manodopera, l’attestazione di congruità può comunque essere rilasciata, se il direttore dei lavori giustifica alla Cassa tale scostamento.

Funzionerà questa nuova idea del legislatore?

Io (e non solo io) sono piuttosto scettica, mi pare solo l’ennesimo aggravio burocratico che non cambierà niente, ma mi auguro di essere smentita dai fatti. Magari servirà almeno a far emergere una parte di nero. O forse servirà a far diventare nero quello che prima era regolare ma che adesso è superiore alle soglie presuntive (cioè, se l’impresa prima metteva in regola 10 lavoratori per un certo cantiere e adesso per la tabella è congruo che ne siano in cantiere 8, secondo voi quante imprese ne dichiareranno 10?)

 

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