Domande e risposte su PagoPA

Domande e risposte su PagoPA

Domande e risposte su PagoPA

Come sappiamo tutti, PagoPA è la piattaforma nazionale su cui pagare tributi, imposte o rette verso la pubblica amministrazione. E’ stata creata per facilitare la vita ai cittadini, offrendo loro una molteplicità di opzioni per il pagamento al posto del classico bollettino postale con una o al massimo due alternative (bollettino postale-pagamento allo sportello, ad es.).

Noi funzionari amministrativi nella maggior parte dei casi ne abbiamo “subito” passivamente l’arrivo, trovando non poche difficoltà nel suo utilizzo (abbiamo parlato di uno dei tanti problemi posti dal sistema in questo articolo) e in molti casi non abbiamo ben chiaro cosa possiamo e cosa dobbiamo fare su e con PagoPA. In questo articolo cercherò di rispondere ad alcuni dei dubbi più comuni. La lista delle domande e risposte crescerà nel tempo.

Domande e risposte su PagoPA

Da dove nasce l’obbligo di usare PagoPA?

L’obbligo per le PA di usare il sistema PagoPA per incassare le somme a loro dovute è stato introdotto in un modo che definirei “poco lineare” (ad essere buoni).

Invece di dire chiaramente che le P.A. sono tenute ad incassare le somme solo attraverso la piattaforma PagoPA, infatti, il legislatore ha legiferato al contrario, imponendo ai prestatori di servizi di pagamento (anche detti PSP, banche ecc.) di non accettare dal 1 marzo 2021 disposizioni verso la P.A. se non transitanti attraverso PagoPA.

La norma che ha previsto tutto questo è il D.Lgs. 217 del 13 dicembre 2017, modificato da ultimo dal Decreto Semplificazioni n. 76/2021.

Dopo il 28 febbraio 2021, pertanto, i PSP autorizzati ad operare in Italia dalla Banca d’Italia non sono più autorizzati ad eseguire servizi di pagamento che non transitino per il Sistema pagoPA se abbiano come beneficiario una pubblica amministrazione. Indirettamente le pubbliche amministrazioni, se vogliono incassare qualsiasi cosa, sono obbligate ad attrezzarsi per usare PagoPA.

In precedenza c’erano stati l’art. 5 del CAD (D.Lgs. n. 82/2005) e l’art. 15, co. 5 bis, del D.L. n. 179/2012, che avevano stabilito l’obbligo per le P.A. di accettare pagamenti elettronici tramite la piattaforma pagoPA (ma non di accettare SOLO pagamenti elettronici e solo PagoPA).

Nei fatti l’obbligo è ancora solo sulla carta, perchè moltissimi PSP non bloccano i pagamenti extra-PagoPA (perchè a differenza del legislatore sanno che la maggior parte degli enti creditori non è pronto a usare il sistema per ogni tipologia di entrata).

Può un ente affiancare altre forme di pagamento a PagoPA?

Come regola no, ma ci sono varie eccezioni. Restano infatti operative:

  • La «Delega unica F24» (c.d. modello F24) fino alla sua integrazione con il Sistema pagoPA;
  • Il Sepa Direct Debit (SDD) fino alla sua integrazione con il Sistema pagoPA;
  • eventuali altri servizi di pagamento non ancora integrati con il Sistema pagoPA e che non risultino sostituibili con quelli erogati tramite pagoPA poiché una specifica previsione di legge ne impone la messa a disposizione dell’utenza per l’esecuzione del pagamento;
  • i girofondi (v. oltre), che rientrano nel punto precedente;
  • per cassa, allo sportello dell’ente o presso il soggetto che per tale ente svolge il servizio di tesoreria/cassa.

Sottolineo la possibilità di mantenere l’addebito diretto in conto corrente (l’SDD è questo).

I cittadini si lamentano delle commissioni. Perchè?

PagoPA (s.p.a.) si vanta di aver reso “trasparenti” le commissioni ai cittadini e sostiene che col tempo si svilupperà una sana concorrenza tra i prestatori dei servizi di pagamento che porterà ad un generale abbassamento delle commissioni richieste. Sta di fatto però che adesso questo risparmio per i cittadini non si vede proprio (anzi, la maggior parte dei PSP ha commissioni esose) perchè la fantomatica concorrenza non esiste, ed i contribuenti in genere sono molto contrariati.

Sono infatti pochi quelli che sono disposti a pagare una commissione che prima non c’era pur di non dover fare una fila allo sportello, e le lamentele in genere arrivano all’ente obbligato a usare PagoPA, che non ha alcuna colpa. Allora che si può fare?

In molti casi i contribuenti si lamentano perchè erano abituati a pagare attraverso modalità gratuite. A volte a farsi carico dei relativi costi però era l’ente creditore! Ad esempio, in genere il Comune pagava alla sua tesoreria una certa cifra per la gestione dei MAV/RAV. Per iniziare a riequilibrare la situazione gli enti creditori potrebbero calcolare il costo che ora non sostengono più e detrarlo dalla cifra che il cittadino deve pagare via PagoPA, evidenziandolo nella comunicazione che viene inviata al contribuente.

Probabilmente non basterà a calmare il cittadino arrabbiato (e forse l’ente spende di più a usare PagoPA che coi vecchi sistemi), ma per ora non c’è altro da fare.

Il mio ente può farsi carico delle commissioni?

Per il momento credo di no, da (molto) tempo è allo studio la possibilità di stipulare una ‘convenzione’ tra enti creditori e PSP per far sì che le commissioni siano addebitate all’ente e non al cittadino. A questo fine è stata implementata un’evoluzione del sistema PagoPA ma non credo che sia operativa (e comunque prevede sempre l’avvio del pagamento dal sito dell’ente creditore, il che è un grosso limite).

In ogni caso per chi volesse approfondire questo aspetto, tutte le specifiche sono in questo documento.

E’ ancora obbligatorio pubblicare l’IBAN dell’ente?

No, anzi adesso è vietato pubblicarlo.

Le Linee Guida AGID (G.U. 152 del 3.7.2018) precisano che “per evitare che gli utenti possano eseguire dei bonifici non integrati con il Sistema pagoPA, è fatto divieto ai soggetti tenuti per legge all’adesione a pagoPA di pubblicare in qualsiasi modo l’IBAN di accredito”. Il divieto non prevede eccezioni.

L’obbligo di pubblicazione derivava dall’articolo 36 del D.Lgs 14 marzo 2013, n. 33 ai sensi del quale “Le pubbliche amministrazioni pubblicano e specificano nelle richieste di pagamento i dati e le informazioni di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82”, ed inizialmente l’art. 5 parlava proprio dell’IBAN.

L’art. 5 del CAD però è stato modificato prima dal D.Lgs. n. 179/2016 e successivamente dal D.Lgs n. 217/2017 e adesso non prevede più l’obbligo di pubblicazione dell’IBAN, ma solo l’utilizzo della piattaforma di cui al sistema pagoPA.

Un ente può decidere di abolire completamente il contante?

PagoPA nelle sue FAQ sostiene di sì, chiarendo che si tratta di scelte gestionali e di autonomia contabile dell’ente (che non è mai obbligato a farlo).

Tuttavia c’è un vigoroso dibattito in corso da parte di coloro che operano nei front office, molti dei quali sono fortemente contrari a questa possibilità tout-court. Se infatti da un lato l’abolizione della gestione dei contanti ha i suoi indubbi vantaggi per l’ente, per il contribuente potrebbe essere controproducente.

Si pensi ai micropagamenti (diritti di segreteria, costi per fotocopie in una biglioteca ecc.): con i costi attuali il cittadino si troverebbe a pagare più per le commissioni che per il servizio. Se però gli utenti non si lamentano…

PagoPA è obbligatorio anche tra enti pubblici?

Sì e no.

PagoPA non modifica né altera in alcun modo l’applicazione della normativa di finanza pubblica. In particolare, rimane vigente l’art. 44 della L. 526/1982 che impone agli enti titolari di fondi presso conti correnti o contabilità speciali presso le Tesorerie dello Stato di eseguire operazioni di girofondi a valere su tali conti correnti o contabilità speciali intestati agli enti destinatari dei pagamenti. Quindi, se il pagamento riguarda un ente che utilizza la Tesoreria dello Stato, continua ad essere obbligatorio il pagamento mediante girofondo.

Se invece non c’è l’obbligo di utilizzare la Tesoreria dello Stato e conseguentemente il girofondo, si deve obbligatoriamente passare dalla piattaforma PagoPA.

O forse dovrei dire che si dovrebbe, perchè (fortunatamente) esistono molti enti che accettano ancora i normali bonifici quando si trata di altri enti pubblici.

Un utente sostiene di avere pagato ma i soldi non sono arrivati all’ente

Quando un cittadino sostiene di avere regolarmente pagato ma non è in grado di produrre una ricevuta telematica di PagoPA (RT) e la somma non risulta accreditata all’ente, chiaramente l’ente creditore non può ritenere avvenuto il pagamento.

In questo caso il contribuente deve contattare direttamente PagoPA, o scrivendo alla mail helpdesk@pagopa.it o telefonando al numero 02/66897805. La pagina di aiuto di PagoPA per problemi durante un pagamento è a questo link.

 

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9 Comments

  1. domanda: ma i pagamenti fuori pagopa, per esempio bonifico diretto sulla tesoreria dell’ente, oppure utilizzo bollettino postale compilato dall’utente, tali accrediti arriveranno sempre?( per il momento sono validi cioè vengono regolarmente accreditati) o c’è una data precisa dalla quale non saranno più accreditate le somme? e che fine fanno? vengono riaccreditate all’utente?

    rita
    1. In teoria già ora non dovrebbero andare a buon fine, ma grazie al cielo i PSP fingono di ignorare che dovrebbero bloccarli e continuano come prima. Quando il legislatore deciderà di ribadire l’obbligo, il PSP dovrebbe (penso) dare un messaggio di errore all’utente e reindirizzarlo su PagoPA, così che i soldi diretti alle PA non possano proprio uscire dalle tasche del cittadino se non attraverso PagoPA. Ma perchè questo sia possibile i PSP dovrebbero interfacciarsi con INPA e controllare che il bonifico non sia diretto auna PA. Il che è complicato… praticamente dovrebbero controllare che ogni singolo bonifico che un privato fa non sia diretto a un IBAN in blacklist. Se lo immagina? E si immagina le proteste degli utenti obbligati a usare PagoPA? Secondo me passerà ancora molto tempo.

      FunzionarioAmministrativo
  2. GRAZIE CARO COLLEGA, E’ STATO TUTTO MOLTO UTILE, ESSERE MESSA AL CORRENTE DI QUESTO TUO SAPERE, UTILE INZIATIVA MA A VOLTE LA PIATTAFORMA PagoPA ,A MIO MODESTO PARERE, E’ VERAMENTE FASTIDIOSA, IO PER ESEMPIO NON SEMPRE RIESCO A VISUALIZZARE I PAGAMENTI NE’ A STAMPARLI. COMUNQUE SEI SEMPRE GENTILISSIMO CIAO E ALLA PROSSIMA

    Donatella maltese
  3. Buongiorno, grazie per l’esposizione chiara ed esaustiva.
    Aggiungerei però un problema che tutt’oggi ha il mio Ente: i pagamenti da stranieri (enti/aziende o persone che non hanno un codice fiscale italiano). Per loro è impossibile utilizzare il PagoPA (anche volendo i siti e le istruzioni PagoPA sono esclusivamente in italiano, gli importi possono essere superiori ai plafond delle carte di credito, ecc.).
    Al call center del PagoPA su questo tema mi è stata data una risposta imbarazzante.

    Ci sono poi gli utenti che si sono salvati l’IBAN dell’ente e continuano ad usarlo (per abitudine, economicità, ecc.).
    A mio avviso, anche con tutti gli sforzi possibili, siamo lontani dal poter applicare al 100% il PagoPA e se le banche dovessero applicare la “chiusura” del canale bonifici, per noi sarebbe un danno enorme.

    Sabrina Tanzi
  4. Buongiorno

    Sono a richiedere una precisazione
    Se un ente pubblico esternalizza un servizio ad un azienda, i pagamenti da parte degli utenti devono essere gestiti tramite pagoPA
    Esempio Comune che da in concessione il servizio mensa ad un azienda gestione pasti, i pagamenti del servizio se incassati dall’azienda devono essere fatti con PagoPA

    Davide
  5. Buongiorno, un Comune già dotato di PagoPA, che già accetta pagamenti PagoPA per esempio gli oneri inerenti il rilascio di CIE, può rifiutarsi di accettare la richiesta di poter pagare con PagoPA un diverso pagamento, ad esempio la TARI?
    Può essere fatta richiesta al Comune per un pagamento PagoPA personalizzato, con rilascio di avviso e codice IUV da usarsi per un pagamento con PagoPA ove ora previsto solo con F24?

    maurizio
    1. No, non può. La legge prevede che il mod. F24 resti, per ora affiancato a PagoPA, in futuro forse integrato con esso ma comunque finchè l’integrazione non ci sarà, i comuni hanno diritto di continuare a emettere f24 invece di avvisi pagopa. Per loro è un enorme vantaggio per la riconciliazione contabile, e anche il cittadino ha vantaggi derivanti dalle possibili compensazioni e assenza di costi

      FunzionarioAmministrativo

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