Ogni nuovo anno il Ministero dell’Economia introduce qualche cambiamento a Sicoge e anche il 2019 non ha fatto eccezione a questa regola. La novità più interessante e potenzialmente dirompente per i funzionari delegati è il “programma di spesa” (l’Impegno Pluriennale ad Esigibilità riguarda gli uffici centrali ed è comunque legato al programma). Vediamolo insieme.

A cosa serve il “programma di spesa” di Sicoge

Uno dei problemi storici -direi quasi cronici- di ogni amministrazione centrale è ripartire nel modo migliore le risorse finanziarie alle proprie sedi periferiche e uno dei maggiori problemi degli enti periferici è farsi ascoltare “da Roma” nelle loro richieste di fondi per superare il muro delle assegnazioni ‘storiche’ (“vi abbiamo sempre dato all’incirca questo, non vi basta più?”).

Negli anni ogni Ministero ha elaborato una o più soluzioni per risolvere questo rompicapo (a volte una diversa in ogni Direzione Generale-Dipartimento): chi raccoglie fogli excel, chi ha creato software in cui inserire le richieste capitolo per capitolo, chi chiede ai dirigenti periferici relazioni accompagnate da tabelle…

Tutti questi sistemi in un modo o nell’altro raggiungono lo scopo, ma hanno vari limiti: il più grave è che non sono legati a Sicoge. Di conseguenza gli uffici centrali devono riversare manualmente su Sicoge (tagliandole in base alla disponibilità) le richieste dei funzionari delegati quando predispongono gli accreditamenti e gli Uffici Centrali di Bilancio devono vistare ognuno di essi. Tutto questo oltre ad aumentare i margini di errore fa perdere tantissimo tempo e sommerge di file e carta tutti gli uffici. Inoltre i sistemi attuali non permettono di avere il dettaglio delle esigenze (per cosa esattamente servono i fondi, in che mese si pensa che saranno spesi…) ma solo i totali delle necessità (salvo il caso di spese così elevate da rientrare nel “cronoprogramma” già obbligatorio).

Per questi e altri motivi il MEF ha elaborato il “Programma di spesa”, per raccogliere direttamente all’interno di Sicoge tutte queste informazioni e permettere di partire direttamente da esse per accreditare i fondi. L’auspicio è di velocizzare le operazioni burocratiche e migliorare il controllo della spesa. Soprattutto, il MEF spera di avvicinare i tempi di accreditameno a quelli della spesa in modo da ridurre i residui: se infatti un F.D. dichiara di avere bisogno di una certa somma per novembre, Roma saprà di non dover chiedere la cassa per maggio!

Il fondamento del “programma di spesa”

La base giuridica del programma è l’art. 34 della L. 31 dicembre 2009, n. 196 recentemente modificato, che al comma 2-bis riguardo alla spesa delegata afferma che l’impegno di spesa è assunto dall’amministrazione “sulla base di un programma di spesa, opportunamente documentato, comunicato all’amministrazione dai medesimi funzionari delegati e commisurato all’effettivo fabbisogno degli stessi”.

Fino allo scorso anno quando un’amministrazione assumeva un impegno, diciamo per costruire un ponte, spesso impegnava subito l’intera somma e la erogava a scadenze fisse, senza alcun riguardo all’avanzamento del lavoro. Poco importava che la progettazione si fosse fermata, che ci fossero ricorsi ecc. Se era stato pianificato un impegno in un certo anno, la cassa arrivava.

Dal 2019 non sarà più così: le PA dovranno indicare che obbligazioni hanno assunto (o devono assumere), in che data presumibilmente dovranno pagarle, oltre ad ogni scostamento rispetto a quanto inizialmente previsto. Tutto questo costituirà il “programma”.

In generale il funzionamento del programma e dell’impegno di spesa delegata sono descritti dalla circ. 21 del 2018 della Ragioneria Generale dello Stato, a cui vi rimando.

Segue: il “programma di spesa”

 

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