Con il termine “cespite” in economia si intende una risorsa (materiale o immateriale) di cui il soggetto dispone, avente vita utile pluriennale.

In base alle regole del bilancio aziendale i cespiti sono soggetti a svalutazione e ammortamento, così che il loro valore con il passare degli anni diminuisce rispetto a quello iniziale: ogni anno, per tutto il periodo di vita utile, il cespite riduce il proprio valore in misura pari alla rata di ammortamento che rappresenta il costo di utilizzo.

Anche nella contabilità di Stato esistono i cespiti, e la loro gestione è una delle procedure più macchinose di Sicoge. Se però si sa cosa si deve fare, tutto diventa più semplice.

Premessa: “cespite”… quando?

La gestione dei cespiti in Sicoge investe sia la contabilità economica (la registrazione delle fatture) che quella finanziaria (il loro pagamento), introducendo delle significative variazioni alle procedure standard. Quindi per prima cosa è bene chiarire quando si ha a che fare con un “cespite”, perchè in quel caso bisognerà seguire le procedure speciali che vi illustrerò.

Come detto poc’anzi, il cespite è un bene materiale o immateriale avente durata pluriennale.

Di conseguenza, come regola generale non sono cespiti i beni di facile consumo (carta igienica, cancelleria ecc.), le utenze, tutto ciò che si acquista e si consuma in un breve lasso di tempo. Dato che ogni regola ha un’eccezione, in casi particolarissimi anche questo tipo di beni potrebbe essere considerato cespite: ad esempio se fate un acquisto di carta igienica esorbitante, tale da averne una scorta per molti anni, potreste considerarlo cespite; o ancora, se usate energia per una manutenzione straordinaria (ma di questo caso parlerò più avanti). Sono comunque casi estremamente rari.

All’opposto, ciò che ha durata pluriennale di regola è un cespite: un computer, l’arredo di un ufficio, un impianto tecnologico… In questi casi però si pone un problema: il valore del bene ha qualche rilevanza? In teoria no, perchè la definizione di cespite che abbiamo visto non contempla importi di alcun tipo, quindi potremmo essere tentati di considerare cespite anche una lampada da tavolo del costo di 20 euro. Tuttavia nella pratica il valore del bene non è affatto irrilevante, perchè la disciplina dei cespiti si interseca con quella dei beni inventariali dello Stato.

Come sanno bene i consegnatari, i beni mobili si dividono in “inventariali” e “durevoli”: solo i primi, del valore superiore ai 500 euro, sono soggetti ad ammortamento! Visto che anche i cespiti sono soggetti ad ammortamento (e visto che un giorno Sicoge dovrebbe essere interfacciato con Ge.Co.) i due registri dovrebbero marciare di pari passo: di regola un bene mobile considerato cespite dovrebbe essere inventariato, e viceversa. Quindi i beni di importo inferiore ai 500 euro non sono da considerare cespiti. Anche questa regola ha un’eccezione, ed è quella del bene di durata pluriennale che va ad aggiungersi ad un’universalità di beni: in questo caso il valore del nuovo bene non conta più ed è sempre un cespite.

Attenzione: nei primi corsi su Sicoge il MEF su questo punto spiegò che non va considerato l’importo del singolo bene ma della fattura, per cui se acquisto 2 stampanti da 250 euro l’una dovrei considerarle cespiti anche se non inserite in una universalità. Io (e altri) non applico questa regola, perchè dal punto di vista inventariale le due stampanti sono considerate beni durevoli. Il lettore si regoli come meglio crede.

Un altro caso in cui abbiamo a che fare con dei cespiti sono i beni immobili. Ogni volta che acquistiamo un bene immobile (o immobile ai fini inventariali, es. opere d’arte, libri…) il costo dovrà essere rilevato tra i cespiti. Visto che gli immobili necessitano di manutenzioni, come dovremo rilevare il relativo costo? La manutenzione ordinaria non va considerata cespite (ma “beni e servizi”), perchè è un costo appunto ‘ordinario’, che non prolunga la vita nè aumenta il valore del bene; la manutenzione straordinaria, invece, ha proprio questo fine: pensiamo al rifacimento dell’impianto termico in una scuola. Chiaramente questo lavoro aumenta il valore della scuola, e per tale motivo deve essere rilevato come cespite da “agganciare” al cespite scuola.

Quindi riassumendo: “cespite” su Sicoge è il bene mobile (materiale o immateriale) che ha una durata pluriennale e che costa più di 500 euro (o meno se fa parte di una universalità di beni), oppure un immobile, oppure la manutenzione straordinaria di un cespite mobile o immobile.

 

Segue: Le diverse casistiche che possono verificarsi

 

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