Abbiamo già parlato della tracciabilità e visto come si ottiene uno SMARTCIG. In alcuni casi però il codice CIG non è necessario, ma in molti non li conoscono. Oggi quindi vedremo proprio in quali casi non serve il CIG.

ATTENZIONE! I casi che possono capitare all’operatore sono i più svariati. Sta al lettore informarsi e valutare se queste indicazioni, che non intendono in alcun modo sostituire quelle dell’ANAC, sono adeguate alla sua situazione. Declino sin d’ora ogni responsabilità per problemi conseguenti a CIG omessi ecc.

Per prima cosa sgombriamo il campo da un paio di equivoci: non esistono soglie minime al di sotto dei quali il CIG non va chiesto. Al massimo se il contratto è di importo ridotto (meno di 40.000 euro) potremo ricorrere al codice semplificato (smartCIG), ma comunque dovremo ottenerlo. Ancora, la necessità del CIG non è legata alla forma dell’appalto: è indifferente che sia esperita una procedura di gara aperta, o negoziata, (con o senza pagamento del contributo all’ANAC) piuttosto che un affidamento diretto, anche in ‘somma urgenza’. Di regola il CIG si deve chiedere sempre, in ogni appalto.

Quando non serve il CIG

In altri casi invece il cig  non va proprio chiesto, neppure quello ‘smart’. Queste eccezioni sono previste da disposizioni eterogenee. Fortunatamente l’ANAC ci aiuta raggruppandole nelle sue FAQ sulla tracciabilità, in particolare la n. A8. Eccole:

  1. i contratti di lavoro conclusi dalle stazioni appaltanti con i propri dipendenti (articolo 17, comma 1, lett. g del Codice dei contratti);
  2. i contratti di lavoro temporaneo (legge 24 giugno 1997 n. 196);
  3. gli appalti aggiudicati da un’amministrazione ad un’altra in virtù di un diritto esclusivo goduto da quest’ultima (art. 9, comma 1 del Codice);
  4. gli appalti aggiudicati per l’acquisto di acqua e per la fornitura di energia o di combustibili destinati alla produzione di energia, di cui agli articoli 11 e 12 del Codice dei contratti;
  5. il trasferimento di fondi da parte delle amministrazioni dello Stato in favore di soggetti pubblici, se relativi alla copertura di costi per le attività istituzionali espletate dall’ente;
  6. l’amministrazione diretta (non rientra nella fattispecie del contratto d’appalto con un operatore economico);
  7. gli affidamenti diretti a società in house;
  8. i risarcimenti corrisposti dalle imprese assicuratrici appaltatrici ai soggetti terzi, estranei al rapporto contrattuale, danneggiati dalle stazioni appaltanti assicurate;
  9. gli indennizzi e i risarcimenti corrisposti a seguito di procedure espropriative, poste in essere da stazioni appaltanti o da enti aggiudicatori;
  10. gli incarichi di collaborazione ex articolo 7, comma 6, del decreto legislativo n. 165/2001 (testo unico sul pubblico impiego);
  11. le spese effettuate dai cassieri, che utilizzano il fondo economale;
  12. l’erogazione diretta, a titolo individuale, di contributi da parte della pubblica amministrazione a soggetti indigenti o comunque a persone in condizioni di bisogno economico e fragilità personale e sociale, ovvero finalizzati alla realizzazione di progetti educativi (vedi par. 3.5 della Determinazione n. 4/2011 aggiornata con delibera n. 556/2017);
  13. le prestazioni socio-sanitarie in regime di accreditamento (par. 3.5 della Determinazione n. 4/2011);
  14. i contratti di associazione che prevedono il pagamento di quote associative ( par. 3.10 della Determinazione n. 4/2011);
  15. i contratti dell’Autorità giudiziaria non qualificabili come contratti di appalto (par. 3.11 della Determinazione n. 4/2011);
  16. le convenzione in materia di difesa, protezione civile e prevenzione contro i pericoli sottoscritte da organizzazioni e associazioni senza scopo di lucro, di cui all’art. 17, comma 1, lett. h) del Codice dei contratti, nel caso in cui questi rivestano carattere non oneroso per l’amministrazione procedente (par. 2.8 della Determinazione n. 4/2011);
  17. la sponsorizzazione pura di cui all’art. 19, comma 1, del Codice (vedi par. 2.10 della Determinazione n. 4/2011);
  18. i contratti aventi ad oggetto i servizi forniti da banche centrali di cui all’art. 17, comma 1, lett. e) del Codice.

Alcune puntualizzazioni

Vi invito a prestare particolare attenzione al n.4 “acquisto di acqua e fornitura di energia o di combustibili destinati alla produzione di energia”. Questo caso vale solo per alcune stazioni appaltanti! L’art. 11 del Codice infatti parla di “appalti per l’acquisto di acqua, se aggiudicati DA enti aggiudicatori che esercitano una o entrambe le attività relative all’acqua potabile di cui all’articolo 117, comma 1″ e di “appalti aggiudicati da enti aggiudicatori che sono ESSI STESSI attivi nel settore dell’energia“. Quindi di regola anche per le utenze servirebbe il codice CIG, ed infatti nelle convenzioni CONSIP relative a energia elettrica e gas metano il CIG c’è sempre. Per le utenze però l’ANAC ha previsto una “tracciabilità attenuata”, nel senso che i pagamenti possono essere effettuati mediante “RID” senza indicare i codici CIG nel singolo pagamento, ma soltanto nella delega a monte (FAQ A33). Se quindi la vostra PA è in grado di usare il RID come modalità di pagamento, potrà indicare (e chiedere ai fornitori) il CIG una sola volta; se non usa questa modalità di pagamento, di regola dovrà indicare il codice nei singoli pagamenti. (A scanso di equivoci, ho visto PA non usare mai il cig per nessuna utenza e altre usare lo stesso cig per lustri anche con fornitori diversi, senza mai subire un solo rilievo… ognuno decida in coscienza come muoversi).

Il punto 5 significa che quando una PA trasferisce somme ad un altro soggetto pubblico (anche se ha forma societaria) per attività espletate da questo nel suo ruolo istituzionale, il CIG non serve.

Sul punto 11, spese dei cassieri, è bene chiarire che l’eccezione vale solo se tali spese non originano da contratti d’appalto e se sono state tipizzate dall’amministrazione mediante l’introduzione di un elenco dettagliato all’interno di un proprio regolamento di contabilità ed amministrazione.

Ai sensi dell’art. 25, comma 2, lett. a) del d.l. 66/2014 convertito nella legge n. 9/2014, la partecipazione di un dipendente ad un seminario o ad un convegno non integra la fattispecie dell’appalto di servizi di formazione e, pertanto, a questa ipotesi non si applica la normativa sulla tracciabilità dei flussi finanziari. Diversamente, l’acquisto da parte di un ente pubblico di corsi di formazione per il proprio personale configura un appalto di servizi di istruzione e formazione e pertanto comporta l’assolvimento degli obblighi di tracciabilità.

I rimborsi delle spese di missione al personale non richiedono il CIG perchè non sono contratti.

Il punto 17 (sponsorizzazione pura) si riferisce al caso di un finanziamento a favore della PA effettuato dal privato non immediatamente legato al settore degli appalti. Chiaramente servirà il CIG per gli appalti realizzati con tale somma. La sponsorizzazione tecnica invece è sempre sottoposta a tracciabilità (CIG smart o ordinario a seconda dell’importo).

 

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