Abbiamo visto in un altro articolo in quali casi va chiesto il DURC e cosa sia l’”intervento sostitutivo” da mettere in atto in caso di DURC irregolare. Abbiamo analizzato anche come comportarci quando abbiamo a che fare con architetti o ingegneri (la verifica della regolarità contributiva su INARCASSA). Oggi vedremo come verificare la regolarità contributiva dei giornalisti.

Come abbiamo spiegato altrove, il DURC serve ad attestare che un certo soggetto ha regolarmente versato i contributi dovuti a INPS, INAIL e Cassa Edile (o al massimo ha omesso somme lievi) e si può chiedere anche per chi non ha lavoratori dipendenti ed è iscritto solo alla ‘gestione separata’ INPS e non a INAIL. Vi sono però categorie non soggette all’iscrizione INPS ma ad altre casse previdenziali.

L’obbligo di verificare la regolarità contributiva sussiste anche per questi soggetti, in base all’art. 80 del Codice dei Contratti Pubblici, che dispone che qualsiasi operatore economico sia escluso dagli appalti se ha commesso violazioni gravi, definitivamente accertate, rispetto agli obblighi relativi al pagamento dei contributi previdenziali, mentre l’art. 30 co.5 (assieme a varie circolari degli istituti previdenziali) impone di non procedere al pagamento quando emergano tali problemi ad appalto in corso.

Nei casi anzidetti però non si può chiedere il DURC, perchè si otterrebbe come risposta che il soggetto è ‘sconosciuto’ al sistema. Bisogna quindi rivolgersi direttamente alle casse previdenziali di ciascun professionista.

Quando abbiamo a che fare con i giornalisti, la cassa previdenziale di riferimento è l’INPGI (Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani). Preciso sin d’ora che la procedura che illustrerò si segue sempre per la fase di pagamento, mentre per la fase di controllo dei requisiti dell’appaltatore si segue per gli appalti inferiori ai 40.000 €, perchè per quelli di importo superiore la regolarità si ottiene usando AVCPASS.

Come fare

La procedura per verificare la regolarità contributiva dei giornalisti è semplicissima, perché non è informatizzata. A differenza di altre casse di previdenza, infatti, l’INPGI non ha predisposto un sistema di richiesta telematico.Non fatevi trarre in inganno dal modulo per “attestazione di regolarità contributiva D.P.R. 23 agosto 2017 n.146”, è riservato alle emittenti radio-tv pe ricevere i contributi di una normativa particolare, e non va bene ai nostri fini.

Procuratevi invece: CIG e titolo della gara/appalto, nome, cognome e codice fiscale del professionista che volete verificare, possibilmente la matricola di iscrizione all’INPGI del professionista.

Scrivete poi una mail (o PEC) all’ufficio gestione separata di INPGI: gestione_separata@inpgi.it con un testo simile a questo:

“Con la presente si chiede il rilascio di attestazione di regolarità contributiva della vostra iscritta dott.ssa ………….., nata a ………….. il ………… c.f. ……………… matr. INPGI n. …………., per l’affidamento dell’incarico di ………….. CIG …………. ai sensi dell’art. 80 del D.Lgs. 50-2016”

(oppure, se lo chiedete per liquidazione fattura, “…per la liquidazione dei compensi dovuti per l’incarico di ………….. CIG …………. ai sensi dell’art. 30 del D.Lgs. 50-2016”).

Nel giro di qualche giorno riceverete l’esito alla mail-PEC del vostro ente.

Se l’esito è di regolarità, potete procedere serenamente al pagamento. Se invece l’esito è di non regolarità, è un bel problema, perchè l’effetto è lo stesso che ho illustrato nell’articolo sugli effetti di una irregolarità INARCASSA. Vi rimando quindi alla lettura di quell’articolo, con l’avvertenza (ovvia) che in questo caso dovrete scrivere a INPGI e non a INARCASSA.

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